Lucia Gangale, Fryda Ciletti Storia di una pittrice, Youcanprint, 2018.


 

L’Italia ha avuto una pittrice meravigliosa, definita dalla stampa dell’epoca “la più grande del Novecento”. Si tratta di Fryda Laureti Ciletti, oggi pressoché sconosciuta e dimenticata, tranne che nella terra sannita che la ospitò fino alla morte: il paese fortorino di San Giorgio la Molara, di cui era originario il suo più illustre marito, Nicola Ciletti, dal quale ebbe tre figli ed alla cui ombra visse la sua esistenza.

Oggi una pubblicazione in self – unico canale perseguibile da chi, appassionato di storia e ricerca, è però fuori dai circuiti delle grandi case editrici – ci restituisce in 336 pagine la storia di questa intellettuale mitteleuropea. “Fryda Ciletti. Storia di una pittrice” è un volume d’arte di grande formato, copertina cartonata e interno completamente a colori, della storica e saggista sannita Lucia Gangale, che negli anni ha profuso le sue migliori energie alla ricerca di aspetti della storia del Sannio e dell’Irpinia sconosciuti ai più. E in effetti, della figura di Fryda Ciletti finora non si sapeva granché, perché nessuno prima della Gangale aveva mai pensato di dedicarvi uno studio. Mentre su Nicola le pubblicazioni sono diverse, ed i quadri, soprattutto di vita agreste, sparsi qua e là in varie collezioni private, oltre che nei musei.

Tuttavia anche la produzione di Fryda fu cospicua e rivelatrice di una sensibilità pittorica e forse anche umana diversa da quella del suo compagno di vita. Nel libro scorrono scene in bianco e nero della vita familiare dei Ciletti, immagini di Fryda che ne mettono in risalto la raffinata bellezza (fu lo stesso Nicola a scattargliele), momenti di intenso lirismo musicale e letterario. Il volume contiene tutto quello che c’è da sapere sulla vita di Fryda Ciletti. L’infanzia trascorsa a Zurigo, l’educazione ricevuta, la scomparsa prematura del papà Silvio, docente universitario e collaboratore de l’”Avanti!” di Andrea Costa, le difficoltà economiche di mamma Lina, il successivo confino a Lagonegro. Ed ancora gli studi a Napoli, la morte improvvisa di Lina, l’incontro a 19 anni di Nicola, che di anni ne aveva 41, il loro matrimonio.

C’è poi la rivelazione della sua arte, che nel libro viene raccontata da Imperia, una delle figlie dei Ciletti: «Un giorno, nel 1932, Fryda prese i pastelli della figlia Gloria e ne tracciò un bellissimo ritratto, così vivo e efficace che Nicola stesso ne rimase stupito. Cosicché da quel semplice ritratto su un foglio di quaderno, che fu rivelatore del suo talento, si arrivò, già nel 1937, alla prima mostra personale di Fryda a Benevento, che si articolava in grandi opere dal vero».

È narrata la storia dei bombardamenti subiti dalla città di Benevento nel 1943 e della distruzione della casa dei Ciletti in città, cui segue un fortunoso viaggio alla volta di San Giorgio la Molara, in località Serrone, destinata ben presto a diventare un cenacolo di artisti e intellettuali. Questo locus amoenus era infatti frequentato da Benedetto Croce e Vincenzo Gemito, Di Giacomo e Russo, Lista e Cammarano, Venditti e De Caro, Flora e Marinetti, Cangiullo e Iannelli, Viti, Casciaro, De Corsi e La Bella; la Serao e gli Scarfoglio, ed ancora Benelli, Campana, Bracco e Scaglione, Caterini e Petriccione, Antonio Mancini e Massimo Gorki. Insomma il meglio dell’intellettualità dell’epoca.
Ma gli anni trascorsi a San Giorgio la Molara per Fryda non sono sempre facili, nonostante i pennelli, la scrittura, la famiglia, i viaggi. La sensazione di isolamento e di feroce arretratezza si esprime nel grido di dolore della sensibilissima pittrice e scrittrice: «Paese sannita che ospiti la mia straniera nostalgia e il mio tormento», scrive Fryda ad un certo punto. E di quel paese ella ci lascia su tela scene di campagna e di fatica, più luminose di quelle affrescate da Nicola, dal quale la contraddistinse uno stile personalissimo, che si espresse anche e soprattutto in soggetti religiosi di grande potenza e suggestione, come la Madonna della Pace, lo Storico incontro della Chiesa d’Oriente e d’Occidente (una copia è al Vaticano), la Madonna del gomitolo, Padre Pio e la Madonna della Libera e tanti altri. Quadri di squisita fattura, per i quali ella ideava e realizzava anche delle elaborate cornici. Il volume riporta le immagini di tutti i quadri possibili che l’Autrice ha reperito nelle sue ricerche su questa pittrice.
Fryda fu però anche scrittrice, in quanto intensa fu la sua collaborazione a riviste del Novecento, in qualità di redattrice di articoli e saggi e di illustratrice.

Vi è poi la personale vicenda di conversione dal protestantesimo, a cui era stata educata negli anni svizzeri, al cattolicesimo, soprattutto nella variante francescana, che ella continuò ad approfondire negli anni attraverso veri e propri studi in materia. Il libro termina con alcune testimonianze raccolte da persone che hanno conosciuto Fryda Ciletti direttamente o indirettamente. Un lavoro ponderoso, per il quale l’auspicio è che entri in tutte le biblioteche d’arte, contribuendo a trarre dalla dimenticanza una figura sublime come quella di Fryda Laureti Ciletti e che sia anche un motivo di richiamo in più verso Benevento ed il Sannio, custodi di molte delle sue opere.

 

 
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