Raccolta stralci della stampa

Riferimento al Catalogo della Stampa dell'Archivio Nicola Ciletti presso la Biblioteca Provinciale di Benevento:

 
[stralcio di articolo mancante di titolo e fonte]

L' artista, nato a San Giorgio la Molara, aveva 84 anni - Era stato particolarmente attivo negli anni venti, esponendo alle maggiori mostre del mondo, ed ottenendo l'unanime riconoscimento della critica - Nel '68 una Mostra postuma

in "Il Mattino" 8 giugno 1967

Benevento, 7 giugno

Nicola Ciletti, Bar Gambrinus, Napoli. Era scritto all'inizio di questo secolo, sulla corrispondenza recapitata al pittore scomparso in silenzio, il mese scorso, a 84 anni, a Serrone di San Giorgio la Molara.

Era l'indirizzo sufficiente e riservato, all'epoca, a Salvatore di Giacomo, a Libero Bovio, a Roberto Bracco, a Ferdinando Russo, a Murolo, a Scarfoglio.

Eppure è morto quasi ignoto questo grandissimo artista apparso nel "Dizionario degli italiani d'oggi" del 1940 e nella "Enciclopedia moderna italiana del Sonsogno.

Nicola Ciletti aveva preferito alla notorietà una vita sana e serena di una fattoria della sua San Giorgio. Lì doveva trarre le ispirazioni migliori per il suo tema preferito: il mondo dei campi, e dare vita sulla tela a inconfondibili figure di contadini. Scriveva di questo il grande Giuseppe Calogero: " ... il contadino del Ciletti è palpitante perché trasportato sulla tela con tutti i suoi attributi fisici e spirituali. Vero perché rude, perché non alterato dalla carezza del pennello. Egli piega la fronte che sembra plasmata nelle zolle indurite del solleone, [...] Egli però non vuole impietosirci raccontandoci storie di dolore; egli passa assorto in pensieri gravi, spesso estenuato dalla fatica o dal cammino " [...]

[...]

Due anni fa, nel febbraio, alla galleria San Marco di Roma riportava una strepitosa affermazione riscuotendo l'incondizionata ammirazione di cultori d'arte sino allora a lui lontani.

Fu nella vita, umanissimo. Anticonformista radicato (il nonno materno era Samuele Barra, confinato politico), si legava per destinazione agli eletti di idee e temperamento. Mai superbo, anche se convinto del proprio valore, giammai scese a compromessi ( non aderì, una volta, ad una richiesta della Duchessa d'Aosta di mutare lo spirito di un suo quadro che era nella Casa del Combattente), e tenne alto il nome dell'Arte onorandola nel modo più nobile con mezzi chiari ed onesti, raffigurando figure e sentimenti di un'umanità profonda, senza incrinature di convenzionalismi e di retorica.

[...]

Era oltremodo restìo a cedere le sue tele, e con somma nostalgia soleva ricordare opere importanti finite in raccolte private: " La preghiera ", " Dov'erano gli occhi ", " La lettera ", " La grandine ".

Il Museo del Sannio onorerà la memoria di Ciletti con una Mostra postuma ai primi del 1968.

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