Associazione Archivio Nicola Ciletti
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Presentazione della biografia NICOLA CILETTI. Racconto breve dell'uomo e dell'artista. di Luigi Antonio Gambuti. Edizioni Realtà Sannita Comune di Casavatore (NA) - Sala Consiliare. 26 maggio 2016. Ore 17:00 |
![]() Il prof. Luigi Antonio Gambuti. |
Appuntamento col libro - Terza edizione
UN
RIUSCITO CONVEGNO PER LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “NICOLA CILETTI”
DI
LUIGI ANTONIO GAMBUTI
di Fiorella Sole Un nutrito parterre di giovani e di professionisti ha fatto da cornice, l’altra sera, ai lavori del convegno promosso da Clarae Musae, associazione culturale fondata e presieduta dalla professoressa Vittoria Caso e dall’Amministrazione Comunale di Casavatore per la presentazione del libro biografico su Nicola Ciletti, scritto dal giornalista Luigi Antonio Gambuti. Nella sala consiliare del Comune di Casavatore, gentilmente messa a disposizione dall’ Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Dott.ssa Lorenza Orefice, si sono alternati ai microfoni, moderati dal giovane poeta Daniele Capuozzo,vari esponenti del mondo artistico-culturale. La professoressa di humanae litterae, Vittoria Caso, ha tracciato una mirabile e puntuale lettura del testo, con una acribia critica molto attenta e rigorosa, che ha messo in luce la valenza artistica del personaggio “biografato” non mancando di accostare il pittore sannita ai tratti comuni all’Autore, due sanniti orgogliosi delle loro radici e in perenne tensione per il riscatto della terra natìa, oscurata spesso dalle politiche “costiere”. La lettura critico-artistica di alcune tele del Ciletti è stata trattata magistralmente dal pittore-scultore Giovanni Balzano, il quale ha esaminato con attenta e scrupolosa maestria i lavori più significativi del maestro sannita, fortorino di San Giorgio La Molara. Madrina, prestigiosa presenza della manifestazione, è stata la giornalista radiotelevisiva Annalisa Angelone, volto noto e apprezzato dai telespettatori della terza rete regionale ed autrice, essa stessa, di pregevoli opere di scrittura letteraria. La dottoressa Angelone, anch’essa di origini sannite, è stata ben lieta di essere presente alla manifestazione alla quale, in chiusura dei lavori, ha regalato alcune letture del testo su Nicola Ciletti e ha auspicato una più frequente e puntuale attenzione alla scoperta e alla rivalutazione della cultura locale, nucleo fondativo ed imprescindibile della più vasta cultura generale. Il maestro Stefano Duca col suo flauto e il disegnatore Carmine Mondola hanno arricchito la serata con le loro “vibrazioni”artistico-musicali. L’autore del testo, visibilmente commosso, ha
ringraziato e salutato tutti calorosamente e li ha invitati a consumare
un rinfresco per rinsaldare i vincoli di amicizia e di collaborazione,
nonché di valorizzazione culturale degli autori "nostrani" che sono il
tema tracciante dell’Associazione Clarae Musae della professoressa Caso.
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![]() La prof.ssa Vittoria Caso. ![]() Un monento della presentazione. ![]() La sala consiliare del Comune di Casavatore. ![]() Il gruppo della Associazione Culturale Clarae Musae. |
Riflessioni sul testo “Nicola Ciletti, racconto breve dell’uomo e dell’artista”, Edizioni Realtà Sannita di Luigi Antonio
Gambuti
Nel testo “Nicola Ciletti, racconto breve dell’uomo e dell’artista”, il focus è su Nicola Ciletti, straordinario artista sannita, raccontato da un’altra straordinaria persona, Luigi Antonio Gambuti. Due conterranei, onore e vanto del beneventano, nativi di San Giorgio La Molara, terra amata, ancestrale imprinting di entrambi, grazioso paesino, ritratto poeticamente da Ciletti in interessanti quadri, tratteggiato da Gambuti in “Vaco a la terra” in una prosa lirica, non solo piacevole da leggere, ma utile, a mio avviso, per entrare in sintonia sia con l’autore del libro, sia con il grande pittore:
"Lo vedi appollaiato lassù, straordinario,
sospeso sulla cima spezzata di un roccione di tufo, un buffone tra i
terrapieni argillosi.
Svetta grigio
nella nuvolaglia che dalle valli s’inerpica nelle gole e sui tornanti, e
porta a monte il profumo del fiume. A tratti la paura ti prende nel
vorticare per i nibelungici costoni, per le erte stradine, per le
improvvise vacanze di appigli, sui vuoti incolmabili. Oh!, lo
stordimento ineguale da questo piccolo tetto del mondo, ove domini
paesi, sparsi laggiù come greggi al piano, bianche di luna marzaiola.
Scendi vicoli stretti, incrocio varchi e portali, straripi in siti
antichi ove leggi gli stenti di secoli, l’amore di secoli, e senti
ancora il senso acre del fumo del focolare spento dalla fuga. Case vive
una volta. Nel ricordo e nell’immaginazione, oggi, quelle esistenze
serene fatte di racconti, di favole e orchi sui ciocchi festosi e
sull’attesa dell’uomo, calloso, col sapore di pecora addosso. Case basse
che la neve ostruisce, che il gelo incatena l’una all’altra e mantiene.
Vuoti silenti, valli sonore di campanacci consunti e suoni di trattori
sui pianori d’alta quota; cieli profondi, stupendamente lisciati di rosa
e di fuoco nel nascere o morire del giorno. Oh!, bianchi, lattosi
meriggi invernali, ove cadi e ti muovi in ancestrali luci placentari,
ove a malapena ti vedi e ti senti, irreale. E poi l’esplosione del
verde, dopo il marrone dei monti, lo scoppio dei fiori e l’argenteo
spumare del fiume. San Giorgio è tutto questo, ed è malinconia e gioia
messe assieme. Perché lontana, perché sola, perché terra abbandonata? O
forse è questa la sua fortuna? Non so.” Un pennello, quello di Ciletti che si muove
agile e realistico sulla tela e riflette una vita lunga e ricca di
esperienze, sicuramente non facile, che si articola in un arco di tempo
che va dal 1883 al 1967, periodo caratterizzato da svolte epocali: dalla
corriera a cavallo alla svolta sessantottina, ben due guerre mondiali e
tre situazioni politiche diverse, monarchia, fascismo, repubblica.
Gambuti ne delinea passo dopo passo il percorso, ne ricostruisce la
vicenda artistica, con tratti garbati, leggeri, piacevoli, tracciandone
un ritratto efficace e convincente in cui l’artista è in primo piano e
si staglia sullo scenario composito di una storia in fieri, ricca di
chiaroscuri e contraddizioni, da cui la figura di Ciletti risulta
esaltata nella sua dimensione umana, di persona irreprensibile e seria,
integerrima, dall’indole generosa congiunta a straordinaria sensibilità.
Antonio Gambuti, nelle
sue pagine, alla tempra del ricercatore e impegnato saggista, aggiunge
quello del giornalista oggettivo, veritiero, abituato all’indagine, e
qua e là fa capolino il tocco del poeta
in squarci descrittivi di alto lirismo.
Questo ritratto dell’uomo e dell’artista Ciletti
è, infatti, frutto di un’analisi seria, di studio accurato, impegnato,
basato sul confronto fra documenti pubblici e privati, sullo studio dei
dipinti, inquadrati sia nello scenario storico sociale che ha ispirato
Ciletti, sia nella fase tecnico-pittorica attraversata dal pittore.
Le immagini di uomini e donne umili, raffigurate
in alcuni quadri, a me ricordano, talvolta, i personaggi verghiani, cupi
e disperati nel loro destino già segnato, dominati dal dolore così come
i protagonisti delle tragedie di Eschilo, i quali invano si ribellano al
destino, che si compierà nonostante tutto; oppure, mi appaiono eroi
solitari e cogitabondi come i personaggi di Sofocle ma, in ogni caso,
liricamente scolpiti per cui ogni tela è una poesia, ogni pennellata ha
un tocco lirico. Gambuti segue il percorso umano e artistico di
Ciletti con linearità e chiarezza, con sobrietà e essenzialità e tanto
più avvincente per la partecipazione affettiva e amorevole che trapela
dal lessico, dall’aggettivazione, dai periodi stessi che rapiscono il
lettore, inducendolo a leggere avidamente la vita lunga e articolata
dell’artista sannita. Nove i capitoli del racconto, corrispondenti a
nove diverse fasi della vita dell’uomo e del pittore, dalla nascita alla
morte, per coglierne l’essenza della personalità creativa e la
traboccante humanitas. Alla fine del libro, dopo la biblio-emerografia,
sono riportati le lettere, i documenti d’archivio, le delibere, i
corsivi che sono stati letti, analizzati, confrontati da Gambuti. Particolarmente interessante è un prospetto
sinottico dei principali eventi che hanno segnato la vita di Ciletti,
dalla nascita e ben oltre la morte con mostre, cataloghi, premi, fino al
2008 ( data della stampa del testo). È vero, il grande
artista non muore mai. “Exegi
monumentum aere perennius”: Ciletti con i suoi quadri si è reso
immortale come immortale è l’arte! Un’anima quella di
Ciletti, libera, un ingegno fecondo: un grande! Alieno fin da ragazzo e
dalle opere giovanili, da plagi e vili conformismi, coraggioso e
dignitoso, e ancora di più dopo l’esperienza americana, si diverte anche
con caricature e ritratti a censurare il
malcostume e vive esperienze
interessanti e formative a Napoli, crocevia privilegiato di artisti
dannunziani e antidannunziani, scapigliati e bohemiennes presso il
Gambrinus, Caflish, al Cafè Chantant, in redazioni di giornali.
Napoli è un input da
cui partirà un periodo magico di fecondo lavoro. L’amicizia con Di
Giacomo, è un momento di crescita umana e artistica, così come
l’amicizia con Croce. L’amore è un’altra tappa importante, il 1927
l’anno del connubio, Fryda gli è modella, allieva, compagna, amica,
donna di cultura e di arte,
gli dà nuovo vigore per quadri e
mostre, in cui Ciletti denuncia immancabilmente i soprusi e le
inadempienze dei corrotti,
esalta gli umili e, nonostante
l’arroganza del fascismo, anzi, a maggior ragione, non si piega ai
dettami del potere, subendone le conseguenze con serena consapevolezza.
Le due guerre lo vedranno attore e vittima ma,
in qualità di podestà prima e sindaco poi, potrà agire per il bene dei
suoi conterranei. L’ultima sua delibera è del 1951. Gambuti ne ha
esaminate ben 330. Ma chi opera per il
bene del paese disinteressatamente,
lede gli interessi di chi, prezzolato e
di parte, si pone come obiettivo il proprio interesse e non il bene
comune. Si dedicherà dunque
nel suo buen ritiro della casa
del Serrone unicamente all’impegno artistico, secondando il suo estro e
il suo temperamento indipendente, lontano dal contesto accademico,
stimolante sì, ma inadatto a un artista puro e ispirato come lui.
Una vita, dunque,
lunga e intensa questa di Ciletti, vissuta
a pieno, senza esitare di fronte alle
scelte, limpida, in cui il rigore morale, i valori, i sani principi, gli
ideali hanno dettato regole di vita. Nei bellissimi quadri che ci sono pervenuti c’è
chiaro ed evidente riscontro delle significative esperienze
dell’artista, sintetizzate volutamente da me in poche battute, a volo di
uccello. L’opera di Gambuti,
alla seconda edizione, è andata esaurita: se ne comprende bene il
perché! E’ un saggio, definito da Gambuti stesso “racconto”; da me
“ritratto”, in cui la vita romanzesca di Ciletti trova espressione,
prende corpo, senza lasciare nulla al caso, romanzesca e non romanzata,
perché il saggio si basa sempre sulla verità e non lascia spazio alla
fantasia. Un saggio, dunque, avvincente, coinvolgente, convincente e
quindi vincente, grazie alla sagace penna dell’autore, allo stile fresco
e leggero in cui s’intrecciano, si fondono, si sovrappongono, si
alternano con equo e saggio dosaggio, razionalità e irrazionalità, vita
e opere, storia e pensieri, delusioni,
illusioni e speranze, ma anche successi
e soddisfazioni di un grande artista che merita di essere posto
sull’Olimpo dei pittori. I nove capitoli si alternano formidabilmente
attraverso la tessitura di una sapiente trama, connotata dall’intreccio
dei piani narrativi, delle descrizioni, dei momenti topici, che modula
un crescendo costante non privo di momenti in cui la prosa si colora di
lirismo poetico. Ogni capitolo ha una
sua unitarietà, o per la trama o per la cornice, così come ha un suo
centro drammatico, che è allo stesso tempo, lo spunto per approfondire
sia l’avventura umana dell’artista, sia l’avventura
artistica dell’uomo, sia inoltre per
entrare in un più vasto universo umano che si distende in un
caleidoscopio di piccole scene, episodi, situazioni, ritratti, descritti
sul filo della memoria, imprescindibile punto di riferimento per
ricostruire fatti, pensieri, momenti.
Ogni personaggio, ogni
frammento è a sbalzo
grazie all’attenzione, alla ricerca del particolare insolito, rivelatore
dell’essenza e dell’anima, così
inconfondibile nel riverbero di luci e ombre da occupare con autorità e
pienezza lo spazio che la sua stessa figura costruisce. Una narrazione, dunque, efficace, cui conferisce
calore e colore, il periodare fluido e sciolto, le scelte lessicali che
accompagnano il lettore in un crescendo di immagini, di sensazioni
palpabili, di emozioni intense, lo indirizzano, ne tengono sempre desta
l’attenzione e viva la tensione. Ecco, un grande
artista come Ciletti ha trovato il proprio biografo in un grande
scrittore, quale è Luigi Antonio Gambuti,
dalla penna lieve e fluida, dallo stile
garbato che riflette mente e cuore!
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