Associazione Archivio Nicola Ciletti

 

Istallazione permanente a scala urbana a San Giorgio La Molara. 2025.

Link al video della istallazione (realizzato dall'arch. Massimiliano De Cesaris). [In caso di errore utilizzare il seguente link: https://youtu.be/3quLq3rsIuE]

 

E' stata inaugurata a San Giorgio La Molara il 23 dicembre 2025 la nuova edizione della istallazione a scala urbana dedicata a Nicola Ciletti.

Realizzata dal Comune su progetto dell'arch. Massimiliano De Cesaris, comprende la riproduzione a scala gigante (circa ml 2.50x1,80) di n. 6 opere del pittore e di n. 4 dettagli.

Quattro opere sono riprodotte su pannelli di policarbonato compatto trasparente (tipo "lexan") e sono retroilluminati con emittenti led e sei riproduzioni sono realizzate su pellicola adesiva microforata del tipo "vedo-non-vedo" applicata sulle vetrate esistenti del corpo scala dell'edificio e del piano terra.

L'Archivio Nicola Ciletti ha collaborato con l'arch. De Cesaris, per la scelta e la fornitura delle immagini.

L'edificio che ospita l'istallazione è il plesso scolastico già dedicato la pittore in quanto da lui fortemente voluto durante il suo incarico di sindaco del paese nel 1943 e poi dal 1946 al 1951, collocato nella piazza che oggi porta il nome di Nicola Ciletti.

L'istallazione rimanda ad una precedente opera dell'arch. De Cesaris, inaugurata sullo stesso edificio nel dicembre del 2005, con la medesima finalità di testimonianza dell'arte di Ciletti.

 

Sul prospetto che si rivolge verso la chiesa di San Pietro è collocata la riproduzione dell'opera "Messa di Mezzanotte", di proprietà del Comune di San Giorgio La Molara, mentre sull'ingesso dell'edificio è posto un vivido autoritratto del pittore del 1917.

 

Prospetto dell'edificio su Piazza Nicola Ciletti.

 

La scelta dei soggetti è stata guidata dal messaggio culturale di Nicola Ciletti e dalla sua eredità di simboli sociali e antropologici.

I due contadini anziani che trovano riposo stanchi lungo il tragitto di ritorno da una funzione religiosa ("Ritorno dal Santuario") e la donna impaludata nell'abito tradizionale ("Contadina di San Giorgio La Molara") rimandano ad un atteggiamento di sospensione e di rassegnazione di fronte ad un cambiamento ineluttabile che si andava manifestando e compiendo nella società rurale del secondo dopoguerra, mentre queste opere venivano realizzate.

La sensazione di perdita progressiva dei simboli culturali che caratterizzava quella stagione è magistralmente delineata da Fryda Laureti, moglie del pittore, in un manoscritto del 1943 nel quale descrive l'abito femminile che compare in questi due dipinti:

"Bellissimo è il costume che va del tutto scomparendo. Le vecchie annose l’indossano, serbandosi l’abito nuziale per quando scenderanno nella tomba, così questi ricchi costumi non si tramandano. Freschissimi ed antichissimi sono. Esso è di pesante castone dai colori bruno o verde, le gonne sono ampie e fittamente pieghettate, il corpetto è decorato con gallone d’oro che corre anche lungo la balsa della veste. Tutta la civetteria è posta nei “sinali” tessuti e ricamati a tradizionali disegni geometrici su un panno caldo. In testa portano la cosiddetta “tovaglia”, di lino bianco come la neve dei loro monti, ricca di merletti, immacolate le ampie maniche della camicia, la gonna se non è un prato ha il colore della terra smossa di fresco, il grembiale è un fascio di spighe cosparso di rosolacci e di fiordalisi. Hanno oro di sole nel loro pesante “spadino”, che mantiene tesa la tovaglia, oro alle orecchie nei grandi orecchini, raggi di sole intessuti nel corpetto. È incredibile quanto questo costume ha odore d’aria, di campi, di prati, dietro ad ogni di queste figure si sente lo sfondo del paesaggio ove si confondono lontano le montagne col cielo, si sente lo scampanio delle pecore pascolanti, l’odore dei fasci di fieno, si sente il vento che passa frusciando fra le messi… Questo bello ed ispirato costume è condannato fra breve a scomparire del tutto, le donne che lo indossano acquistano una maestà quasi ieratica, e in esso dormono l’ultimo sonno sotto la loro terra fiorita."

 

Vista notturna su Piazza Nicola Ciletti.
Ingresso dell'edificio.
Vista su Piazza Roma.

 

Sul versante di Piazza Roma sono collocate le riproduzioni di due opere. In particolare, un dettaglio de "I Falciatori", opera sociale nella quale un esercito di contadini in cammino si allontana e volge ormai le spalle al pittore, dirigendosi verso un orizzonte su cui incombe una nube minacciosa che oscura il cielo. Tutti sono armati di grandi falci da fieno che balenano sotto i raggi trasversali del sole. Uno solo dei contadini sembra rivolgersi all’artista con un’espressione enigmatica, mentre gli altri, muti e incurvati dalla fatica, si allontano verso un destino rassegnato.

Rivolto verso la valle, un'altro uomo ("Contadino affacciato") sembra intento da osservare lo stesso paesaggio che si gode dalla splendida terrazza della piazza.

 

 

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